Viaggiando a ruota libera sull'Autostrada dello Stress

“La gente ha fretta
perché non sa dove andare"
Viktor Emil Frankl



Più fretta abbiamo, più pare che il tempo per fare le cose vada veloce. Sembra un’ovvietà, sembra anche giusto che debba essere così, e, se siete in qualche modo simili a me, questa è quasi la normalità di gran parte delle giornate. Sembra che il tempo lo faccia apposta a scorrere più in fretta quando già abbiamo fretta, e che gli impegni e gli imprevisti si accavallino quando già siamo di corsa!

Se c’è una cosa che riesco a ricordarmi grazie alla mia regolarità di pratica è questa: non deve per forza essere così; che la via d’uscita c’è, ed è percorribile, a patto che...io me ne ricordi! Cosa, questa, non sempre scontata.

Tra l’altro, quello che noto in quei momenti di stress non è soltanto la velocità del tutto, ma anche quella grande spinta a continuare a fare, continuare ad andare, continuare a correre veloce insieme al tempo e alle cose nonostante tutto il disagio che questo mi comporta, a continuare a far rotolare la ruota impazzita che non mi permette di fermarmi, perché se mi fermassi chissà quali mostri potrebbero liberarsi sulla terra!

Cosa potrebbe capitare? E chi lo sa, non ho tempo di domandarmelo quando il motore è su di giri!

La ruota che gira è in realtà il segnale che serve

Il bello è che proprio questo disagio, questo "non potermi fermare”, questo dover a tutti i costi fare tutto, farlo subito (leggere subito quella notifica, rispondere subito a quel messaggio, risolvere subito un problema), è proprio questo il segnale di cui abbiamo bisogno. E’ un segnale e non un nemico, né l’ennesimo ostacolo tra tutti gli impegni.

Quando dico che è grazie alla pratica che me ne ricordo, è proprio perché la pratica mi ha portato in primo luogo a rallentare e osservare il processo. Talvolta nei momenti di maggiore stress questo rallentare o fermarmi è stato (e a volte lo è ancora) un estremo atto della volontà, e devo ignorare quella parte della mente che urla “Ma cosa fai! Come ti viene di fermarti, hai ancora questo da fare, e poi questo, e quello, e quest’altro!”.
Ma è proprio in quei momenti lì che tocco immediatamente con mano il beneficio più grande, il grande regalo, vedo l’inizio di quella via d’uscita dal disagio che si fa largo attraverso la nebbia!

Abbassare i giri

Mi piace molto l’idea del motore.
Quando aumentiamo i giri del motore, di conseguenza aumentiamo la velocità della nostra guida, aumentiamo la fretta, e diminuiamo la nostra possibilità di notare, forse banalmente, il paesaggio. E’ molto difficile, quando i giri sono alti e stiamo viaggiando a 120 chilometri orari, fermare l’auto di colpo, a meno di inchiodare. E per inchiodare serve energia; servono riflessi; serve forza; serve paura di fare un incidente; serve il sano desiderio di evitare un incidente.

Facciamo questo esempio.
Stiamo viaggiando a 120 km/h sulla nostra Autostrada dello Stress, non vediamo il benché minimo dettaglio di quello che ci circonda, la mente è piena zeppa di pensieri autoriferiti, catastrofici, negativi, critici e quant’altro, sorgono imprevisti e ostacoli, urliamo agli altri automobilisti di farci passare, siamo nervosi, in poche parole stressati. Se all’improvviso comparisse un bambino in mezzo alla strada, per fermarci dovremmo mettere con molta forza il piede sul freno! Dovremmo avere i riflessi pronti perlomeno per notare il pericolo imminente con sufficiente anticipo; ci assalirebbe la paura di investire il bambino, cosa che vorremmo assolutamente evitare. Prima di metterci in auto mai penseremmo di causare incidenti per via della nostra trascuratezza.

E’ qui che mi viene bello in mente il parallelo con la pratica meditativa.

L’ENERGIA che ci è richiesta per inchiodare è la stessa energia necessaria a fermare la ruota mangiatutto dello stress nelle nostre giornate e metterci, anche controvoglia, seduti sul cuscino a praticare. Questa energia è quella che viene considerata, nella tradizione, uno dei sette fattori del risveglio e ingrediente essenziale delle pratiche concentrative, portatrice inoltre di gioia (un altro dei sette fattori del risveglio). La pratica ci richiede un giusto quantitativo di energia, difatti pratichiamo non per dormire il sonno degli inconsapevoli ma per incamminarci lungo la strada che porta alla liberazione dalla sofferenza. È una prospettiva molto migliore rispetto a farsi una dormita.

I RIFLESSI PRONTI stanno nell’accorgerci del peso di tutto lo stress che sta gravando sul nostro sistema fisico e psicologico, sentirlo il più presto possibile e non quando ormai lo schianto è inevitabile.

La forza è una FORZA MENTALE che ci dà il coraggio di guardare dentro il buio di una situazione stressante, posando bene i piedi su un terreno che sappiamo essere solido perché è intriso e nutrito di consapevolezza (un altro dei sette fattori del risveglio) e gentilezza (una delle dieci perfezioni e delle “quattro incommensurabili”). Questa è una forza che se non ce l’abbiamo non è perché siamo deboli, ma perché siamo spaventati.

La PAURA di investire il bambino è la stessa paura che avremmo se sapessimo quanto danno stiamo facendo al nostro fisico e alla nostra mente lasciando carta bianca alla reattività e allo stress, buttandoci in pasto ad abitudini e condizionamenti che lucidamente non sceglieremmo di avere.

Il DESIDERIO di evitare l’incidente è quel senso di urgenza da cui nasce il nostro praticare, il desiderio positivo, non egoista, di sviluppo interiore e psicologico che ci permette di crescere come persone.

E il BAMBINO che non vorremmo mai investire siamo noi.

La pratica regala l’occasione di evitare l’incidente finale

Questo è il dono che mi fa la pratica nei momenti di stress, e quando sono abbastanza vigile da ricordarmene.
Pian piano me ne accorgo un po’ prima dei messaggi fisici e mentali che accompagnano i momenti di stress; a volte mi è necessario inchiodare, e non sempre riesco a evitare l’impatto, ma altre volte è come un lieve e graduale rallentare, un invito fatto di dolcezza e compassione che rivolgo a me stessa e col quale mi dico:
“Adesso va bene, Federica. E’ solo il mostro che attira la tua attenzione. Invitalo a sedersi per prendere un tè, e fatti raccontare. Ha una storia interessante.”

“L'eccessivo valore che diamo ai minuti, la fretta,
che sta alla base del nostro vivere,
è senza dubbio il peggior nemico del piacere
Hermann Hesse

DOTT.SSA FEDERICA GAETA

Terapista della Riabilitazione Psichiatrica

Istruttrice Qualificata Interventi Mindfulness e prot. MBSR

tel. 327 49 58 256

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