Stare a casa: prigione o nido?

Tutta l'infelicità dell'uomo
deriva dalla sua incapacità
di starsene seduto nella sua stanza da solo"


Blaise Pascal, XVII sec


E’ incredibile come, in questo periodo, stare a casa sia percepito da molte persone come una sofferenza.

In periodi normali, la casa è vissuta come un luogo sicuro, un sollievo, come la proverbiale “ casa dolce casa ”; invece se ci viene da un’autorità esterna per motivi che alcuni di noi sentono lontani da sé, lo viviamo come un obbligo ingiusto.

Al contrario, c’è anche chi percepisce questo stare a casa come un arricchente momento per sé, per la propria famiglia, per non andare al lavoro, per riprendere finalmente in mano hobbies o passatempi trascurati per mancanza di tempo e stanchezza.

Come mai reazioni così diverse? E’ interessante, e dipende dalla qualità (nel senso di “caratteristica dominante”) del nostro sguardo, dalla nostra personalità, dai nostri schemi comportamentali ed emotivi appresi e mantenuti nel tempo.

La prima cosa, infatti, con cui ci stiamo scontrando è la REGOLA.
Siamo davvero capaci di disciplinare noi stessi? Il New York Times dice di no. (vedi fonte 1 in calce)

Disciplina: che brutta parola!

E’ naturale che l’intimazione di stare a casa che ci cade dall’alto venga presa come una regola imposta, specialmente se non ne capiamo o non riusciamo a capirne i motivi. Dobbiamo solo obbedire.

Obbedire richiama in sé il ricordo della nostra vulnerabilità, il ricordo di quando eravamo piccoli bambini in tutto dipendenti dagli adulti per poter sopravvivere; richiama il concetto di negazione di sé che, in un’epoca dominata da un concetto ipertrofico di identità e dal bisogno di gratificazione immediata, è quasi come dire una parolaccia.

Disciplinarci ci fa vedere che non tutto quello che vogliamo è possibile all’istante solo perché lo vogliamo; ci invita alla pazienza (questa sconosciuta!) e ci chiede di tollerare un certo grado di frustrazione.

Ma tutta questa disciplina ha anche i suoi vantaggi. Senza disciplina, come potremmo apprezzare il valore di qualcosa? Ora stiamo conoscendo il valore della libertà proprio perché ci è al momento limitata. Imparare il valore del denaro, per esempio, viene da un suo uso disciplinato e intelligente, non certo da uno sperpero irrazionale.

Inoltre, la disciplina ci insegna abilità fondamentali per vivere una vita felice, tra cui:

  • la pazienza
  • la tolleranza alla frustrazione
  • l’impegno
  • la tenacia
  • la regolazione dei nostri impulsi
  • il rispetto dei limiti
  • la convivenza civile e il senso civico
  • la capacità di orientarci verso un bene superiore
  • la resilienza

La più grande opportunità: la crescita

Sta a noi. Possiamo permettere che questa esperienza ci trasformi in persone chiuse, inacidite, egoiste, che non vedono l’ora che tutto finisca per poter tornare tali e quali a com’erano prima, oppure possiamo permettere che ci nutra e faccia crescere.

Possiamo imparare qualcosa. Possiamo ascoltare noi stessi e accogliere le nostre difficoltà, possiamo aprirci al sentimento comune di “essere tutti sulla stessa barca”, possiamo diventare grandi nel vero senso della parola e non solo con il numero stampato sui nostri documenti, possiamo riscoprire il valore del tempo e della calma, ridurre la corsa sfrenata dell’avere oggetti nuovi, del vivere esperienze esilaranti, del lavoro frenetico, del non avere un attimo libero.

Possiamo allargare ed approfondire il nostro sguardo, sollevarlo dallo strato superficiale dei nostri capricci e renderlo più profondo. Più profondo e quindi più calmo.

Sapete la storia del sassolino che cade lentamente all’interno di un lago?
La superficie del lago è mossa dalla brezza o dal vento, si frastaglia in piccole onde, è scossa dagli uccelli che volano sul pelo dell’acqua per catturare piccoli pesci. Un sassolino ne attraversa la superficie e, man mano che affonda, l’acqua è sempre meno frastagliata, ci sono sempre meno movimenti, c’è più silenzio finché lentamente, il sassolino non si posa sul fondale del lago: la pace...

Ecco, noi ci facciamo troppo spesso agitare dal vento sulla cima dell’acqua, non conosciamo la pace nutriente del fondale.

Non siamo soli

Approfondire lo sguardo vuol dire renderci conto che non siamo solo noi che stiamo soffrendo o limitando la nostra presupposta libertà. Dico “presupposta” perché consideriamo che, se dobbiamo uscire per forza, non è vero che siamo liberi ma siamo già schiavi di un impulso o un’abitudine, solo che non lo sappiamo.

Stiamo imparando inoltre che se io sono malato di un virus sconosciuto ed al momento incurabile ed esco di casa, altre persone si ammaleranno. Un’ovvietà? Sì, ma siamo troppo abituati a pensare solo a noi stessi e a non considerare la nostra connessione con gli altri: con le altre persone, ma anche con gli altri animali, gli altri esseri viventi. Questa è l’interconnessione.

Impariamo a nutrire il momento prezioso che stiamo vivendo

Possiamo portare a casa e nella pratica di consapevolezza tutta questa situazione, “l’intera catastrofe” come la chiama Jon Kabat-Zinn. Può veramente diventare un nutrimento prezioso, che rende la nostra casa il nostro nido.

Nel nido si sta protetti, si nutre la vulnerabilità, ci si scalda e si cresce. Nel nido si canta e si impara a guardare, ad aspettare. E dopo, potremo volare e saremo diversi.

Saremo più grandi.


FEDERICA GAETA

Terapista della Riabilitazione Psichiatrica

Istruttrice Qualificata Mindfulness e prot. MBSR

tel. 327 49 58 256



Fonti:
1- On Day One of Lock-Down Italian Officials urge citizens to abide by rules.
A. Grassani, 12/03/2020, The New York Times clicca qui per leggere

CLICCA QUI SE VUOI SCRIVERMI