Lo Yoga nelle pratiche Mindfulness

“Ai giorni nostri, metà delle nostre malattie deriva dal dimenticarsi del corpo

facendo lavorare la mente oltre misura”

— Lord Owen Meredith (1831-1891) —

All’interno dei percorsi per la riduzione dello stress (Protocollo MBSR) così come nelle sedute personalizzate di Mindfulness, potrebbe stupire che sia incluso lo svolgimento di alcune semplici posizioni Yoga (le asana) e esercizi di stretching secondo la filosofia yogica.

Lo Yoga che viene applicato durante il training di mindfulness non mira alla prestazione fisica o al miglioramento del tono muscolare: viene usato come mezzo per praticare la consapevolezza.

Sebbene lo Yoga sia un’antica disciplina fisica, mentale e spirituale ramificata in numerose varianti, l’utilizzo che ne viene fatto nella Mindfulness e nel Protocollo MBSR è invece molto recente e coincide con l’inclusione di alcune asana (posizioni) Yoga all’interno della pratica della mindfulness così come viene insegnata in Occidente soprattutto con finalità mediche a partire dal lavoro pionieristico di Jon Kabat-Zinn negli anni ’70.

La Mindfulness include alcune varianti come la meditazione del respiro, la meditazione del corpo, la meditazione dei suoni e dei pensieri, la meditazione camminata, lo Yoga, l’allenamento della consapevolezza emotiva e nelle relazioni personali.

Ciò che distingue le diverse meditazioni è fondamentamente l’oggetto principale di attenzione. Se nella meditazione del respiro, nella meditazione del corpo, in quella dei suoni, dei pensieri e la camminata, gli oggetti sono rispettivamente il respiro, il corpo, i suoni, i pensieri e l’atto del camminare, nello Yoga l’oggetto principale di attenzione è l’esecuzione delle posizioni yoga.

Nella pratica della Mindfulness, infatti, qualsiasi evento percepibile può essere oggetto di attenzione e dunque non sorprende che anche le posizioni yoga possano assumere il ruolo di oggetto di focalizzazione dell’attenzione. Allo stesso modo, come avviene in tutte le altre pratiche della Mindfulness, viene dato particolare rilievo al modo caratteristico con il quale vengono “trattate” le normali deviazioni dell’attenzione. Nello Yoga, le deviazioni dell’attenzione sono accolte e riconosciute, per portare nuovamente l’attenzione alla posizione che si sta tenendo.

Si ritiene, infatti, che lo scopo fondamentale della Mindfulness non sia la concentrazione o l’assorbimento, ma la consapevolezza dell’esperienza interiore che include le normali deviazioni dell’attenzione e la normale tendenza ad essere distratti da pensieri, immagini, ricordi, giudizi, idee, preoccupazioni, anticipazioni del futuro e da qualsiasi evento che attiri l’attenzione distogliendola dall’oggetto principale.

IL RUOLO DELLO YOGA


Lo Yoga, tra le diverse pratiche della Mindfulness, possiede però alcune caratteristiche speciali che lo rendono particolarmente prezioso. Innanzitutto consente di unire alla pratica della Mindfulness una benefica attivazione fisica.

In secondo luogo, proprio in virtù dell’impegno fisico anche molto intenso, consente di esplorare e superare i supposti limiti di resistenza. Jon Kabat-Zinn ha coniato il termine working the edge che può essere tradotto come lavorare su limiti.

La consapevolezza del divario tra limiti supposti dalla mente, e la possibilità di superarli diventa una occasione per sperimentare la possibilità di superare supposti limiti anche in aree di sofferenza emotiva.

Pertanto, la possibilità di superare la fatica di tenere una posizione può insegnare che è possibile superare l’idea che una certa emozione sia intollerabile.

È il caso, ad esempio, della possibilità di superare alcune paure “intollerabili”, o la tendenza percepita come “incoercibile” a cadere in alcuni comportamenti negativi o distruttivi.

Da questo punto di vista lo Yoga ha uno straordinario ruolo terapeutico in molti disturbi e problemi emotivi, dai problemi di ansia, alle compulsioni e a molte dipendenze.

IL RIAVVICINAMENTO ALLA SFERA CORPOREA

Come può essere facilmente intuibile, praticare le posizioni Yoga all’interno di un lavoro sulla consapevolezza mette subito in evidenza l’importanza che ricopre il nostro corpo e il rapporto che abbiamo con esso.

La fatica che possiamo sentire nel mantenere per un periodo di tempo prolungato una posizione a noi scomoda o inusuale, le nostre idee e convinzioni su come il nostro corpo “dovrebbe” muoversi o funzionare, l’inevitabile confronto con le altre persone, differenti da noi per età, per prestanza fisica, per indole: sono questi tutti fattori che vengono alla luce durante la pratica dello Yoga.

I fattori succitati, che espongono solo in parte la grande gamma di possibili reazioni e vissuti interiori che potremmo avere, sono altresì legati a emozioni e pensieri che, inaspettatamente, potrebbero farci visita mentre eseguiamo una posizione. Associazioni mentali, ricordi, immagini del passato o paure per il futuro possono riaccenderci quando, “semplicemente”, entriamo in contatto con il nostro corpo in movimento


Importante è anche il ruolo del respiro durante lo svolgimento dello stretching e delle Asana. Il respiro è un elemento che misteriosamente “dimentichiamo” da qualche parte, quando ci muoviamo? Siamo consapevoli del momento in cui l’aria entra nei nostri polmoni portando nutrimento e ossigeno ai nostri muscoli che lavorano, oppure meccanicamente ci lasciamo attraversare, come specchi opachi che hanno perso la loro lucentezza?

E soprattutto, come ci sentiamo nel nostro corpo?

Con la moderna sopravvalutazione del pensiero e del ponderare, del rimuginare sulle cose, del vagliare i mille pro e i milioni di contro di ogni minima situazione (magari anche immaginaria), il corpo diventa come l’ultima ruota di scorta dimenticata nel bagagliaio della nostra auto, coperta di polvere e che, speriamo, sia ancora funzionante nel momento del bisogno.

Cartesio, filosofo francese del 1600, considerava il corpo come una macchina che veniva messa in movimento dal fluire dei cosiddetti “spiriti animali”. La macchina si rompeva? Potevamo aggiustare il pezzo rotto. Questo macchinario era, secondo lui, sganciato e indipendente dalla sfera mentale, per cui corpo e mente erano due entità distinte che non si influenzavano e non comunicavano tra di loro.


Oggi, la visione cartesiana è fortunamente decaduta e sappiamo, in modo scientificamente provato, che mente e corpo sono in continuo dinamismo e interrelazione reciproca. Sappiamo che un’emozione (quindi pertinente alla sfera emotiva) può avere ripercussioni sul corpo tramite processi di somatizzazione, così come un disagio fisico (per esempio un forte mal di denti) può portarci pensieri (sfera cognitiva) ed emozioni particolarmente negativi.

Riavvicinarsi al corpo, riappropriarci dei messaggi che esso continuamente ci manda, ascoltandolo…ascoltando i suoi limiti e le sue potenzialità; sapendo anche distinguere se quei limiti sono reali o sono solo le paure della nostra mente; amare di più il nostro corpo, averne cura come il nostro rifugio e il nostro tempio: questo è l’invito, amorevole e imperituro, che ci offre la Mindfulness.

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