La pratica della scansione corporea


“La vita reale non risiede né nel passato né nel futuro, ma soltanto nel momento presente”

— Dhiravamsa —

Una delle prime pratiche che si impara a conoscere frequentando il percorso terapeutico per la riduzione dello stress (protocollo MBSR) è la pratica del Body Scan o Scansione Corporea.

Una pratica importante, che ci aiuta a entrare in contatto con il nostro corpo, in tutte le sue diverse parti, anche quelle più trascurate.

Perché la Scansione Corporea è così importante? Se la meditazione è un modo per conoscere il funzionamento della nostra mente e il protocollo è un percorso per ridurre lo stress…cosa c’entra il corpo? Perché mai dovrei concentrarmi per percepire il mio ginocchio o la punta delle mie orecchie?

L’IMPORTANZA DEL CORPO



Nessuno avrà nulla in contrario rispetto all’affermazione che il nostro corpo è sempre con noi. Qualunque azione compiamo, dovunque ci spostiamo, se stiamo fermi o ci muoviamo, qualunque nostra attività trova la sua manifestazione attraverso il nostro corpo. Il corpo diventa il veicolo attraverso cui, potenzialmente, possiamo realizzare noi stessi, possiamo mettere in campo la componente materiale della nostra mente.

Se non curiamo il nostro corpo, esso si ammala. Se lo trascuriamo, prima o poi esso ci presenterà il conto.

Molti disturbi a livello corporeo sono dovuti a disfunzioni che originano dalla mente, mostrandoci così il legame indissolubile tra mente e corpo: disturbi gastrici dovuti allo stress, problemi della pelle, dolori articolari dovuti a una postura scorretta, mantenuta in essere dalla distrazione della nostra mente che viene assorbita da tutte le altre cose ad esclusione del nostro corpo.

Troppo spesso la nostra mente non si trova nel corpo, creando così una scissione pericolosa che, protratta nel tempo, può portare a seri disturbi psicologici e fisici. Il caso schizofrenico ne è l’esempio più lampante: la perdita del contatto con la realtà, della distinzione tra ciò che è reale e ciò che è “fantasia”, la cancellazione del confine tra me e l’altro, l’allentamento del legame che mi tiene ancorato alla realtà e la progressiva deriva in processi mentali deliranti.
Diventiamo tutti un po' schizofrenici quando il nostro corpo e la nostra mente sono separati, e uno non sa che cosa sta facendo l'altra!

L’ANTIDOTO


La vita incomincia là dove finisce la tua zona di comfort


Allenarci a riportare l’attenzione al corpo può essere considerato come il primo antidoto alla distrazione mentale. Prima di rivolgere la nostra attenzione al funzionamento mentale, nelle pratiche terapeutiche basate sulla meditazione è più utile iniziare con il riavvicinarci al corpo, riscoprire le sue forme, i suoi confini, le sue sensazioni; stringere amicizia con i messaggi che esso ci manda anziché continuare a considerarli elementi di fastidio; notare come la nostra mente è sempre pronta a interferire non appena percepiamo la prima sensazione di disagio durante le pratiche basate sul corpo.

Avremo sempre tempo di cambiare il nostro modo di vedere la realtà, ma questo non ci sarà possibile se prima non torniamo in possesso del nostro corpo. L’importante è che, nel praticare sul corpo, ci approcciamo a quello che viviamo in modo curioso ed aperto, senza giudicare (né noi stessi, né la pratica, né l’esperienza del momento). In fondo, si tratta di una cosa che non siamo abituati a fare, quindi è normale all’inizio provare del disagio (fisico o psicologico): la nostra mente, spontaneamente, tende a fuggire dalle esperienze nuove che non conosce, perché esse sono al di fuori della nostra “zona di comfort”. Quando usciamo dalle nostre abitudini, ci troviamo in un campo aperto del quale non abbiamo conoscenze, ed è quello il momento in cui, per difesa, ci rivolgiamo a ciò che è già conosciuto: pensieri abituali, modi di percepire la realtà, atteggiamenti di cui abbiamo già la padronanza, ma che purtroppo, non ci sono più utili.

Tutto ciò è normale e molto comprensibile. L’invito che ci offre la Mindfulness è proprio quello di abbandonare le nostre certezze e di entrare, con coraggio, in questo territorio sconosciuto e libero, in grado di offrirci nuove prospettive. Cosa abbiamo da perdere? Se siamo sotto stress (e lo stress che viviamo è in gran parte di nostra responsabilità) già conosciamo i nostri atteggiamenti e comportamenti disfunzionali, che aumentano il malessere anziché ridurlo. Imparare una prospettiva nuova può solo offrirci uno strumento in più, un’abilità aggiuntiva, per interrompere il ciclo automatico della sofferenza e iniziare a scegliere.

LA PRATICA


Il Body Scan – o Scansione Corporea – consiste nel fermarsi, e dedicare uno spazio di tempo esclusivamente all’osservazione delle sensazioni del corpo, “scannerizzando” il corpo pezzo per pezzo. Tramite la guida dell’istruttore, impariamo il “tragitto” attentivo da compiere, per poi poterlo svolgere autonomamente. Ogni parte del corpo su cui ci soffermiamo può raccontarci qualcosa, oppure non raccontarci nulla, rinchiudendosi in un apparente silenzio. Non giudichiamo. Non ragioniamo. Va bene così, qualsiasi cosa percepiamo, è la nostra esperienza, degna di essere riconosciuta.

Pezzo per pezzo, nel corso di questa scansione arriviamo all’unificazione di tutte le sensazioni corporee in uno stato di consapevolezza aperta: lucido rilassamento, leggerezza, serena vigilanza sono gli effetti positivi che alla fine possiamo gustarci.

Può capitare di percepire durante la pratica delle sensazioni fisiche sgradevoli, di lieve dolore, prurito o indolenzimento: questo è perfettamente normale e non è un errore. E’ al contrario un’importante occasione per vedere che cosa succede in quei casi: cosa fa la nostra mente? Su quali pensieri divaga in modo automatico? Quali emozioni sorgono in me? Il mio corpo inizia a muoversi per alleviare il fastidio? O al contrario provo sensazioni piacevoli, di leggerezza, di rilassamento? E come reagisco a tali sensazioni, piacevoli o spiacevoli che siano?

Può anche capitare che mentre siamo focalizzati sul nostro corpo ci addormentiamo, o che si presentino pensieri ed emozioni che trascinano la nostra attenzione altrove: anche questo è normale, e quando capita possiamo percepire la forza della nostra mente e delle sue distrazioni. Possiamo notare il modo automatico in cui prendiamo subito per vere le opinioni e le emozioni della nostra mente, e come questi vadano a definire il nostro comportamento.

Possiamo provare noia, rabbia o frustrazione durante una pratica di osservazione corporea: queste emozioni, sempre presenti in noi e pronte a farsi sentire alla prima occasione, sono quelle che peggiorano il nostro malessere. Con la meditazione, impariamo a gestirle e non farci più definire da esse. Tutto diventa un’esperienza ricca di significato, in uno spazio prezioso, che raramente ci concediamo, per stare in contatto con la parte più materiale di noi stessi, senza respingere quelle cose che ci sono spiacevoli e senza stancarci nell'inseguimento di ciò che vogliamo.

“La verità è una cosa vivente, per cui non annoia mai. Ogni qualvolta si accede alla verità, ci si sente liberi e felici”

— Dhiravamsa —

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