La noia: come gestirla in 5 punti

La noia non è altro che il desiderio puro della felicità

non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere.

— Giacomo Leopardi —

“Quando provo a mettermi a meditare, capita spesso che mi annoi. O mi annoio, o mi agito. In entrambi i casi, la mia pratica finisce là”.

Alcuni meditanti, se non tutti almeno all’inizio, possono trovarsi d’accordo con questa testimonianza: infatti noia e agitazione sono due dei primi ostacoli che possiamo incontrare nella nostra pratica. Dell’agitazione abbiamo già parlato nell’articolo “Discorso semi-serio sull’agitazione mentale“. La noia può essere un altro grande scoglio da superare per far sì che la nostra pratica di meditazione possa crescere.

Ma innanzitutto, proviamo a capire che cosa significhi la parola “noia” e come essa si manifesti durante la meditazione.

NOIA: UNA DEFINIZIONE

Il primo significato dato dal dizionario Treccani descrive la noia come segue:

  • “Senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza di attività e dall’ozio o dal sentirsi occupato in cosa monotona, contraria alla propria inclinazione, tale da apparire inutile e vana“

Altre definizioni vedono la “noia” come una sorta di molestia, di disturbo o seccatura, come nella frase “Ho a noia il pettegolezzo”; o ancora come il senso di sazietà e di disgusto che nasce dal ripetersi di cose uguali o uniformi (ripetere fino alla noia) fino addirittura a un senso di nausea o di avversione; in senso filosofico, invece, la noia è vista da una prospettiva esistenziale (il famoso taedium vitae) come senso doloroso della vanità della vita.

Molti poeti e filosofi ne hanno trattato, scrivendo opere che sono rimaste famosissime nella nostra cultura: dagli stoici dell’Antica Roma agli esistenzialisti (Kierkegaard, Heidegger, Schopenhauer per citarne alcuni), da Flaubert a Baudelaire, da Sartre a Moravia.

Ad oggi non esiste una definizione universalmente accettata per descrivere il concetto di noia. Negli ultimi decenni, scienziati e neuropsicologi hanno iniziato ad interessarsi a questo fenomeno, cercando anche una connessione tra più acute sensazioni di noia e comportamenti potenzialmente autodistruttivi come guidare ad alte velocità, fumare, bere alcolici o assumere droghe (Iazzetta et al. 2013).

Da tutto questo, possiamo intuire come la sensazione di noia che avvertiamo quando iniziamo a meditare sia un fattore importante da tenere in considerazione e cercare, al meglio che possiamo, di conoscere e gestire, per evitare che sia essa a gestire noi.

QUELLA MISTERIOSA VOGLIA DI FARE ALTRO…

Nella pratica meditativa, la noia può soddisfare facilmente la definizione data dal Treccani: un’insoddisfazione, un senso sottile di inquietudine dato dall’idea di star perdendo aspetti fondamentali della nostra vita mentre siamo lì a osservare il respiro, attività di per sé effettivamente abbastanza ripetitiva e contraria al concetto che abbiamo di noi stessi come persone produttive ed efficienti. La società occidentale moderna ci insegna che chi si ferma è perduto, e l’atteggiamento meditativo spesso è visto come una forma di passività che temiamo possa renderci deboli, banali, poco incisivi; in altre parole, noiosi. Ma è davvero così?

La noia durante la meditazione può manifestarsi su vari livelli:

  1. a livello fisico, attraverso l’impulso a muoverci, ad alzarci (che spesso non rimane solo un impulso), o a picchiettare inconsapevolmente le dita sulle gambe o aggiustare la posizione di braccialetti, anelli o orologi;
  2. a livello mentale, sotto forma di pensieri ricorsivi che sottolineano incessantemente quanto ci stiamo annoiando e quante altre cose potremmo fare in questa mezz’ora, o con costanti distrazioni e forme di dialogo interno che non permettono una concentrazione adeguata;
  3. a livello emotivo, con un senso che può spaziare da una lieve frustrazione a una profonda insofferenza, da una vaga tristezza a un senso di rabbia per la nostra (presunta) inadeguatezza;
  4. a livello comportamentale, interrompendo bruscamente la pratica

COSA FARE QUANDO SI PRESENTA LA NOIA?

Meditare vuol dire spesso dover uscire dalla nostra zona di comfort: può capitare di incontrare, talvolta, sensazioni, pensieri, emozioni che non ci fanno piacere o che ci causano vero e proprio disagio, mentre siamo seduti in meditazione. D’altronde, è la stessa cosa che può capitarci durante la giornata: quante volte un suono, un’immagine o una parola riaccendono nella nostra mente il ricordo di un evento sgradevole, di un incidente o anche un lutto che abbiamo vissuto in passato? In quei casi, è il modo in cui gestiamo l’evento che fa la differenza nel definire la qualità della nostra vita e spesso anche la nostra autostima.

Nel caso della noia, è il modo in cui la gestiamo a far crescere la nostra pratica, a rinforzarla, e a rinforzare anche il modo in cui, nella vita, gestiamo imprevisti, problemi e seccature vari.

  • Primo punto: assumi un atteggiamento non giudicante.

Spesso, la nostra sensazione di noia è dovuta a un implicito giudizio che stiamo dando, anche senza volere, all’esperienza del momento. Riteniamo che la nostra pratica debba essere o avere “qualcosa di più”, anche se non sappiamo bene che cosa questo dovrebbe essere. Siamo impegnati in un confronto tra la nostra situazione attuale e il modo in cui pensiamo che essa dovrebbe idealmente essere. Abbandoniamo questo giudizio. L’esperienza del momento è semplicemente quello che è. Non dev’essere in nessun altro modo.

  • Secondo punto: assumi un atteggiamento curioso.

Proviamo a osservare, come se non l’avessimo mai fatto finora, la nostra esperienza così com’è adesso. Proviamo a osservare il respiro in tutte le sue fasi, o i suoni in tutte le caratteristiche fisiche in cui si manifestano, o qualunque sia l’oggetto della nostra meditazione, esploriamolo, viviamolo nel maggior numero di dettagli possibile, mantenendo uno sguardo curioso, come quello di un bambino. Esploriamo anche la noia stessa: come si manifesta nel corpo?

Come fa cambiare il ritmo del nostro respiro? Che influenza ha sulla quantità o sul contenuto dei nostri pensieri? Osserviamone i dettagli, come farebbe un bambino.

  • Terzo punto: fidati.

Se le pratiche meditative esistono da oltre 3000 anni, un motivo ci sarà. Proviamo a connetterci alla nostra fonte interna di fiducia. Proviamo a lasciare per un momento da parte la “normale” diffidenza che abbiamo imparato a dedicare quasi ad ogni cosa, e lasciamoci andare. Magari la meditazione non è la strada più adatta a noi nella riduzione dello stress o nel farci percepire la nostra appartenenza al mondo, ma almeno diamole un’occasione sincera.

  • Quarto punto: ascolta il messaggio.

Come qualsiasi altra emozione che incontriamo durante la pratica, anche la noia contiene un messaggio. Proviamo a notare a quale livello essa si manifesta di più (fisico, mentale, emotivo o comportamentale) e se anche durante la giornata si manifesta allo stesso modo. Proviamo a vedere se quella voglia di alzarci e fare altro è un automatismo dato dal nostro desiderio di sentirci attivi e concludere degli affari, o se è una risposta alla nostra ansia quotidiana data dalla montagna di impegni di cui è stracolma la nostra agenda. Forse non si tratta realmente di noia, ma di ansia.

  • Quinto punto: STAI.

Qualsiasi cosa accada, stiamo. Restiamo con quello che c’è. Non scappiamo. Non cediamo all’automatismo. Non diamoci per vinti davanti a una cosa che solo noi possiamo capire come migliorare. Non c’è bisogno di avere paura di guardare dentro quella noia, quell’ansia, quella rabbia nascosta, o quella paura di sentirsi inutili. Ancoriamoci al respiro, ed esploriamo cosa si nasconde nella nostra mente. La pace la possiamo trovare in una mente calma, non in una mente agitata da mille regole e mille aspettative.

Quando la mente si sarà calmata, la noia non sarà più un problema, e sarà allora che potremo sentire di possedere una vera lucidità e una grandissima capacità di dirigere la nostra vita dove vogliamo noi e non dove le varie emozioni e i vari pensieri ci spingono come una bandiera al vento. Sarà allora che sentiremo di essere a casa.

“Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere”

— Paulo Coelho —

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