La lezione dello scoiattolo

Oggi stavo aspettando l'ascensore per tornare a casa, e dal punto in cui ero potevo avere uno scorcio visivo del giardino condominiale. A un certo punto, vidi uno scoiattolo vicino ad un albero, fermo, che stava forse mangiando una noce o, semplicemente, badava ai fatti suoi.

Mi piacciono molto gli scoiattoli, li trovo teneri, allegri, pieni di vivacità, e quando ne incrocio uno di solito mi fermo qualche istante piacevolmente a guardarli, nelle loro faccende affaccendati.

Siccome indossavo sia la mascherina che gli occhiali, pian piano i miei occhiali hanno iniziato ad appannarsi e la visuale del mio scoiattolo iniziava ad offuscarsi sempre di più. Ho notato che la perdita di quella visuale privilegiata mi stava dispiacendo, e stava sorgendo una lieve irritazione per il fatto che la mascherina stesse annebbiando gli occhiali, e cercavo di muovere la testa in modo da vedere meglio attraverso la nebbia ma questa aumentava soltanto e, a un certo punto, lo scoiattolo se n'è andato. Via per i suoi alberi...

Racconto questo aneddoto perché subito mi ha fatto riflettere su un paio di tematiche di consapevolezza veramente importanti: la tendenza ad aggrapparsi, il sorgere dell’avversione quando le cose non rispecchiano i nostri desideri, la tendenza nevrotica ad aggiustare le cose, la perdita della capacità di godere del presente per tutta la sua durata, l’illusione del controllo, e dulcis in fundo, la sofferenza latente all’interno delle esperienze piacevoli. Accidenti, ma lo scoiattolo sapeva tutto questo?!

Questo evento è stato utile per notare quanto la sofferenza (per quanto lievissima in questo caso, sia chiaro!) stia sempre in agguato, non appena si abbassi la guardia, e quanto sia forte la tendenza ad aggrapparci alle cose piacevoli, a volerle trattenere, a volere che durino di più...

In tutto questo tempo in cui cercavo di aggiustare la visuale e in cui "maledicevo" la mascherina, avevo già perso la connessione con la bellezza dello scoiattolo, ero già catturata nella ruota della reattività, del volere che le cose fossero diverse, della frustrazione e della lotta contro il momento presente. Quindi, la lotta contro lo svolgersi della vita. Era sbagliata la vita in quel momento, non andava bene, dovevo fare qualcosa per aggiustarla. E così facendo però, quei preziosi istanti in cui la bellezza era ancora presente davanti a me si sono corrotti e sono andati perduti.

"Che esagerazione", potreste pensare, "quante storie per uno scoiattolo!". E' vero, per uno scoiattolo, ma non si fa la stessa identica cosa anche su altre questioni, ben più profonde? Penso sia meglio allenarsi con le cose piccole, prima di trovarsi spiazzati a dover sostenere il peso delle cose grandi.

Quello stesso aggiustare le cose e aggrapparmi ad una bellezza che stavo perdendo erano già essi stessi sofferenza. Il perdere la cosa piacevole è stato sofferenza. Cosa si sarebbe potuto fare? Avrei senz’altro potuto restare nel momento, notare l’annebbiarsi degli occhiali ma respirare dentro l’avanzare di quella nebbia e notare che ancora potevo essere in contatto con la bellezza. E quando la bellezza se ne fosse andata, non avrei sofferto? Certo, ma avrei avuto più attimi di bellezza, e proprio il processo stesso di rimanere connessa all’esperienza in modo consapevole, non giudicante e non reattivo** avrebbe reso più leggera, e forse addirittura dolce, l’esperienza successiva della inevitabile perdita.


FEDERICA GAETA

Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Istruttrice Qualificata Mindfulness e prot. MBSR

tel. 327 49 58 256

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