Il Tempo: Mostro Affamato o Fiore Delicato?

“Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando”
Albert Einstein



Il tempo: un concetto e un sentire universale, che interessa e riguarda da vicino ciascuno di noi e che, nel corso della vita, riveste diversi significati e ruoli. Spesso è qualcosa contro cui si combatte; qualcosa di cui non ce n'è mai abbastanza, o che sembra sfuggire; altre volte è come se ce ne fosse troppo, e stesse lì a stagnare, pesantemente appoggiato su di noi o addossato a una parete, troppo ingombrante da contenere in un'unica stanza.

Ognuno di noi può riportare un proprio, particolarissimo, vissuto del tempo. In questo modo il tempo diventa quasi una creatura mitica, un drago o un amico, uno sconosciuto misterioso o un mentore comprensivo, un treno che corre talvolta senza una direzione, senza una meta.

Siamo quasi costantemente immersi in una trama del tempo di cui non siamo protagonisti, ma che non per questo ci deresponsabilizza rispetto al suo utilizzo. Il tempo deciso da altri, dalla società, dai genitori, dalle nostre paure, dai nostri coetanei. Il tempo scandito così come è giusto scandirlo, in base a quali regole costa troppa fatica domandarcelo. Il tempo vissuto o il tempo perduto. Anche se non ci fermiamo mai a viverlo veramente ma ci facciamo definire dall'esterno, è comunque nel tempo che si snocciola, istante dopo istante, la nostra vita.

Sia che il suo scorrere ci risulti gioioso sia che ci sembri una fatica erculea, fatto sta che possiamo, in qualche misura, anche molto piccola all'inzio, cominciare a diventarne padroni. La Mindfulness ci insegna a mettere piede, mano, testa, cuore e cura finalmente su questa spinosa questione del tempo. Non tanto del suo utilizzo né della quantificazione del suo valore, quanto piuttosto del modo in cui lo viviamo. Il nostro vivere il tempo.


COME VIVI IL TUO TEMPO?



Portiamo consapevolezza a qual è la percezione del tempo che abbiamo nella maggior parte dei casi. Ci sentiamo sempre di corsa? Teniamo sempre d'occhio l'orologio perché la nostra agenda è piena di impegni incastrati uno dopo l'altro? Esiste uno spazio di tempo che separa gli impegni...oppure no? E' importante per noi essere padroni del nostro tempo oppure ci fa stare meglio il fatto che sappiamo già cosa succederà, nella tranquilla scaletta di una giornata già prestabilita?

Quale sapore ha il tempo delle nostre giornate? E' al gusto di ansia, o forse sa un po' di tristezza? Forse ci sentiamo quasi ospiti momentanei del tempo concessoci da vivere, o ancora ci sentiamo ladri del tempo a nostra disposizione. Ne vorremmo di più o di meno? Volerne di più non è sempre la risposta più ovvia, quindi diamoci il permesso di lasciar emergere quello che c'è.

Siamo capaci di difendere il nostro tempo? Sappiamo rifiutare alcuni impegni che non ci interessano, o di cui semplicemente non abbiamo voglia di occuparci? Sappiamo discernere le cose, le attività, le persone che meritano il nostro non inesauribile tempo, o ci lasciamo prosciugare?

Ma soprattutto...

COSA SUCCEDE QUANDO CI FERMIAMO?

La pratica della Mindfulness ci invita a lasciare momentanamente e ripetutamente quello che stiamo facendo per sederci e abitare il nostro tempo. Senza apparentemente fare niente, veniamo subito a conoscenza di che cosa si crei quando finalmente interrompiamo (intenzionalmente) il gran frastuono della vita, per metterci a coltivare il nostro giardino interiore. Frastuono della vita che può essere veramente pieno di rumori, di persone, di avvenimenti e impegni incalzanti, ma che al contrario può assumere la forma della solitudine, della depressione, dell'ansia debilitante, della paura, dell'ossessione, e di tutto ciò che facciamo per sfuggirvi.

Sedendo e abitando, entriamo in una nuova relazione con quello stesso tempo che sentiamo amico o nemico, compagno gentile o mostro affamato. Ci offriamo l'occasione di essere realmente presenti e vivi all'interno del tempo, lasciando andare le zavorre che appesantiscono la nostra mente. Se fermarci non è facile: è giusto che sia così, non siamo abituati a fermarci. Se i vecchi mostri risalgono alla mente disturbando la nostra pratica: è giusto che sia così, non siamo abituati a guardarli e parlare con loro. Se abbiamo voglia di tornare alla nostra agenda: è giusto così, non siamo abituati a essere, ci identifichiamo solo con il nostro fare e in questo modo, NOI SIAMO QUALCUNO SOLO SE FACCIAMO QUALCOSA. Se mi siedo in meditazione e "non faccio niente", allora quel niente sono io, il mio tempo è niente, e che senso ho di esistere se non sono niente? Ecco gli spauracchi della mente, i piccoli o grandi mostri che emergono per distoglierci dal prenderci cura di noi stessi.

INCONTRO ME STESSO NELLA CONSAPEVOLEZZA

Il modo in cui viviamo il tempo è indice anche della nostra relazione con noi stessi, della cura, del rispetto, di quanto io sono mio amico o amica. Praticando la consapevolezza, mettiamo pian piano a tacere il mostro, lo domiamo e solleviamo gradualmente quel gioco che soffoca e schiavizza la nostra mente in un giro infinito di condizionamenti. Ogni volta che sediamo in meditazione, coltiviamo il fiore del tempo e insegniamo alla nostra mente che non c'è paura, non c'è confine, e che il tempo che tanto ci insegue o ci annega non è nostro nemico.

“Voi occidentali, avete l'ora ma non avete mai il tempo”
Mahatma Gandhi

DOTT.SSA FEDERICA GAETA

Terapista della Riabilitazione Psichiatrica

Istruttrice SENIOR protocolli Mindfulness

tel. 327 49 58 256

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