Il segreto della felicità

“Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo la chiama farfalla”

— Lao Tzu —

A volte può capitare di domandarci, in seguito ad alcuni eventi della vita, come possiamo essere felici.

Questo capita specie in occasione di eventi drammatici, tristi o comunque percepiti in qualche modo difficili e faticosi. A volte, essere felici o vivere in modo più sereno può sembrarci quasi un’utopia, un sogno reso irrealizzabile dalle mille difficoltà ed ostacoli che ci cadono tra capo e collo. Guardiamo alcune persone intorno a noi le cui vite sembrano scorrere abbastanza lisce, e che affrontano con disinvoltura i piccoli fastidi che incontrano, senza preoccuparsene più di tanto. Invece noi, in certi periodi, non riusciamo proprio a “lasciar andare” i problemi e ci sentiamo imprigionati. E così ci viene da chiedere: “Ma qual è il segreto per essere felici?”

Il segreto della felicità in realtà non è per niente un segreto. E’ bensì una conoscenza che abbiamo già e da cui possiamo in ogni momento attingere, ed iniziare ad essere felici ADESSO.

IL MITO DEL PENSIERO

Noi esseri umani intelligenti (o che ci riteniamo tali) abbiamo un difetto, anche bello grosso: sopravvalutiamo la nostra mente. Crediamo che attraverso la nostra mente, e attraverso il suo incessante lavoro, possiamo essere in grado di risolvere sempre qualsiasi grattacapo e trovare immediate soluzioni agli annosi problemi che ci perseguitano.

Non è così. La nostra mente non ha questo superpotere.

Innanzitutto, dobbiamo considerare, alla luce delle scoperte neuroscientifiche e biologiche, la nostra mente come il risultato dell’interazione tra il nostro cervello e le esperienze che viviamo (Siegel et al., 2001). Già questa informazione dovrebbe farci suonare un campanellino di allarme.

Se la mia mente è il RISULTATO di come un’esperienza e il mio cervello hanno interagito tra loro, allora potrebbe essere possibile che questo risultato sia in qualche modo falsato, e quindi non totalmente vero? La risposta è sì. E la prova è che se la stessa esperienza succede a due o più persone diverse, i modi di viverla, ricordarla in seguito, ed elaborare l’accaduto possono essere anche totalmente diversi.

Quindi, oltre a sopravvalutare la nostra mente credendo che il modo in cui vediamo la realtà sia vero, abbiamo anche un altro difetto: pecchiamo anche di una certa qual arroganza perché usiamo questo stesso modo di vedere come base per opinioni, giudizi, riflessioni, comportamenti e verdetti sulla vita.

Un altro modo in cui sopravvalutiamo la funzione della nostra mente è credendo che il suo prodotto (i pensieri) oltre ad essere veri siano anche il mezzo universale attraverso il quale possiamo risolvere qualsiasi cosa. E’ vero che la funzione cognitiva del pensiero ci porta (e ci ha portato in passato, e ci porterà anche in futuro) a risultati e scoperte stupefacenti, grazie alla grandissima evoluzione della corteccia prefrontale e delle aree cerebrali deputate alle funzioni esecutive (programmazione, pianificazione, strategie di comportamento, risoluzione di problemi, la memoria, la flessibilità ecc). Il pensiero ha creato la letteratura, ci dà un senso di identità, ci permette di interagire con gli altri. Dall’alto della sua onnipresenza, indistinguibile per il 99% del tempo da ogni altro aspetto di noi stessi, è normale pensare che sia quasi “onnipotente”.

QUANDO IL PENSIERO VA IL TILT

Tutti ci siamo sicuramente accorti in qualche momento della vita che questo superpotere della mente non sempre funziona e non sempre ci facilita la vita. Qualche esempio?

Quando al lavoro il capo ci convoca nel suo ufficio e subito pensiamo di aver fatto qualcosa di sbagliato; quando nostro figlio non torna a casa all’ora stabilita, suona il telefono e subito pensiamo che gli sia successo qualcosa; quando abbiamo fatto una gaffe e continuiamo a rimuginarci su e a insultarci per la figuraccia; quando crediamo alle superstizioni ed evitiamo di passare sotto le scale; mille altri esempi.

Una caratteristica del pensiero è, solitamente, quella di essere al di là del nostro volere. Quasi mai decidiamo cosa pensiamo: come si dice in certi casi, vale la prima risposta, quella automatica, per definire la tipologia di pensiero che caratterizza la nostra mente, cioè il tipo di prodotto che la nostra mente crea più spesso utilizzando le materie prime a sua disposizione: il nostro cervello, e gli eventi che succedono.

Possiamo immaginare uno spremiagrumi: il nostro cervello è lo spremiagrumi, l’evento che ci capita è il frutto; il succo che viene prodotto dalla spremitura è la nostra mente. Se il frutto era maturo e dolce, anche il succo sarà relativamente dolce. Ma se il frutto era acerbo, il succo sarà aspro. E se il frutto conteneva un verme, anch’esso verrà spremuto.

NON DOBBIAMO CREDERE A TUTTO QUELLO CHE PENSIAMO

Cosa c’entra tutto questo con il “segreto della felicità”? Se vi ricordate, abbiamo iniziato il discorso chiedendoci, nei momenti difficili quando tutto ci va storto, come è possibile essere felici.

Primo passo:

Capiamo che il modo in cui consideriamo la nostra situazione difficile è innanzitutto il risultato di come una esperienza (la causa della nostra infelicità) è stata interpretata dal nostro cervello sulla base di determinazioni genetiche, sociali, educative, personali;

Secondo passo:

Allarghiamo la prospettiva riconoscendo che la stessa situazione vissuta da una persona che non siamo noi può ricoprire un significato totalmente diverso;

Terzo passo:

Notiamo come la nostra mente è andata in tilt, continuando a produrre pensieri con lo stesso contenuto, senza cambiarli mai. È rigida. Il problema ulteriore è che, maggiore è il tempo in cui la mente produce questi pensieri, maggiore sarà la probabilità di continuare a produrli e maggiore la loro intensità;

Quarto passo:

Decidiamo di fermare il ciclo. Sì, decidiamo. Tocca a noi. Il pensiero ruota in modo automatico, siamo noi che dobbiamo decidere intenzionalmente di cambiare le cose. In questo passo è contenuta la nostra importantissima motivazione al cambiamento. Non illudiamoci: è più facile continuare a stare male. Dobbiamo solo capire per quanto tempo abbiamo voglia di stare così;

Quinto passo:

Dopo aver notato tutte le caratteristiche citate sopra e aver deciso che così non va (non va semplicemente perché non ci rende felici, proviamo sofferenza, disagio e ci siamo già chiesti quale sia il segreto della felicità) e che siamo pronti a cambiare, prima di buttarci a rivoluzionare la vita prendendo decisioni avventate, dobbiamo LASCIAR ESSERE I PENSIERI. Sono i pensieri che causano la nostra infelicità: i pensieri che sorgono in noi e a cui noi crediamo ciecamente.

Le decisioni prese nei momenti di disagio non rispecchiano quasi mai la nostra intenzione e il nostro reale desiderio.PRIMA: LASCIAR ESSERE. POI: AGIRE.

Esempio di non-identificazione con i pensieri: 1) Ah, vedo la rabbia 2) Sono arrabbiato!


I PENSIERI SONO SOLO PENSIERI, NON SONO LA REALTA’.

Costruendo con loro una relazione diversa, una relazione più matura, possiamo aumentare la nostra felicità. Sarà un lavoro graduale, a volte faremo dei passi indietro tornando a rimuginare su qualche errore o a considerarci sfortunati, ma continuando a ricordarci di questi 5 passi, pian piano, con fiducia, scopriremo il NOSTRO PERSONALE segreto della felicità.

“Dobbiamo cambiare noi, e non pretendere che qualcos’altro cambi”

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