I due monaci buddhisti e la donna sensuale in riva al fiume

Due monaci buddhisti, un vecchio maestro e un giovane novizio, mentre erano in cammino incontrarono un fiume in piena. Sulla riva del fiume c’era una donna molto bella, che chiese loro di aiutarla ad attraversare il fiume, perché l’acqua era troppo alta per lei. Il giovane monaco indietreggiò indignato, mentre il vecchio, senza tante parole, se la pose sulle spalle e la portò all’altra sponda. Una volta attraversato il fiume, la fece scendere e i due monaci proseguirono il loro cammino.

Il giovane monaco non poteva dimenticare quanto accaduto. Per ore rimproverò il vecchio maestro per la sua negligenza nel rispettare la santa regola dell’astinenza: aveva dimenticato che era un monaco? Come aveva osato toccare una donna tanto bella? Come aveva potuto prendere in braccio una donna così sensuale, lasciare che gli cingesse le braccia intorno al collo, che gli premesse il seno contro il petto? E così via.

Il vecchio monaco ascoltò pazientemente l’interminabile predica. Alla fine, lo interruppe dicendo: “Fratello, io ho lasciato quella donna al fiume. Non sarà che tu te la stai ancora portando dietro?


Questa divertente ma profonda storiella Zen era una delle preferite che Albert Ellis, psicoterapeuta della Terapia Razionale Cognitiva Comportamentale (REBT), era solito raccontare ai suoi pazienti e nelle sue conferenze. La riflessione che trasmette arriva immediata, quasi come una rivelazione: la capacità che hanno i nostri pensieri di rimanerci avvinghiati addosso, senza che neanche ce ne rendiamo conto, è davvero enorme.

Tantissime volte rimproveriamo ad altri un comportamento che consideriamo inaccettabile, che noi non avremmo mai e poi mai compiuto, quando in realtà era proprio il comportamento che avremmo voluto compiere, e come diventiamo talmente rigidi nel rispettare una nostra regola autoimposta da regalarci disagio e sofferenza gratuiti.

La rigidità di pensiero si riflette automaticamente nei nostri comportamenti, autoconvincendoci masochisticamente di avere ragione e senza permetterci di vedere soluzioni o spiegazioni alternative. Solo riconoscendo i nostri pensieri e distanziandoci in modo sano da essi è possibile ritrovare la tanto agognata libertà di pensiero, e agire da persone libere.

Come possiamo pensare di essere liberi, se accettiamo di essere schiavi dei nostri stessi pensieri?

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