I Cinque Maestri

Sedendo e contemplando,

un istante dopo l’altro,

l’esperienza vive se stessa.

Maestri preziosi sotto mentite spoglie.

Un viaggio di scoperta in una terra nuova.

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Sedendo e contemplando,

ho voglia di star bene e riposare.

Mi sforzo con impegno a cogliere i frutti più ricchi.

Incontro istanti di leggerezza,

isole di serenità e silenzio,

una deliziosa quiete che cerco subito di congelare.

Quel che provo, lo voglio riprovare;

quel che raggiungo, lo voglio far durare.

Mi piace esser concentrato, superare il limite.

La luce, la gioia, la bontà non sono altro che

ignari ostaggi delle mie aspettative e delle mie pretese.

Do il benvenuto a chi è venuto a trovarmi:

il Maestro dell’Attaccamento.

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Sedendo e contemplando,

il tempo sembra non passare più.

Ogni secondo si fa pesante, opprimente fardello

da sopportare.

Mi innervosisco, mi annoio, sento crescere in me

un fastidio sotterraneo che mi dice

che non posso più restare qui.

Ho male, ho freddo e caldo, la gente di fuori grida e ride,

ci sono troppi difetti, non posso continuare.

Ogni cosa mi sembra scomoda, ogni ombra un avviso di guerra.

Vorrei prendere a pugni il problema,

soffocarlo, imprigionarlo,

imbavagliarlo per non sentirlo più.

Do il benvenuto a chi è venuto a trovarmi:

il Maestro dell’Avversione.

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Sedendo e contemplando,

sento il corpo farsi molle sotto il peso del tempo.

Le spalle si infossano, la schiena si incurva,

al posto degli occhi ho macigni che non vogliono saperne

di vedere.

Mi sento circondare da una nebbia invitante.

Non ho pensieri, ma è un silenzio senza luce.

Mi lascio scivolare giù,

mi stendo nella melassa mentale

lasciando che essa mi illuda e mi faccia sognare.

Do il benvenuto a chi è venuto a trovarmi:

il Maestro della Sonnolenza-Torpore.

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Sedendo e contemplando,

argento vivo scorre dentro me!

Una corrente mi fa muovere le mani, le dita, le gambe, la testa,

cambio posizione con la rapidità di un serpente.

Un prurito mi agita, un formicolio mi spaventa.

Mille impegni e ricordi mi sbocciano in testa

come affari di Stato di cui occuparmi con urgenza.

I problemi del mondo richiedono immediata soluzione.

Così tante cose da fare e non potermi alzare!

Vorrei correre ma anche sdraiarmi,

mi affanno a respirare, non riesco a rimanere.

La promessa di quiete mi sfugge;

ma allora cos'è che devo cercare?

Do il benvenuto a chi è venuto a trovarmi:

il Maestro dell’Irrequietezza-Preoccupazione.

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Sedendo e contemplando,

non so più cosa sto facendo.

Perché son seduto qua, non vedo risultati.

Forse questa cosa, semplicemente,

non fa per me.

Non mi sento capace, non ho capito com’è

che devo respirare.

Non mi so concentrare, sto certamente sbagliando

E’ meglio se interrompo,

perder tempo non mi è mai piaciuto.

Dev’esserci qualcosa che non va,

anche se non so cos’è.

Do il benvenuto a chi è venuto a trovarmi:

il Maestro del Dubbio.


— Federica Gaeta —



Nota
Questa poesia è stata scritta traendo ispirazione dalla mia esperienza di pratica oltre che dagli insegnamenti contenuti nel Satipaṭṭhāna Suttā (il discorso sui fondamenti della presenza mentale).
Attaccamento (lobha), avversione (vyāpāda), sonnolenza-torpore (thīna-middha), irrequietezza-preoccupazione (uddhacca-kukkucca) e dubbio (vicikicchā) sono considerati i 5 impedimenti o 5 ostacoli (pañca nīvarana), cioè formazioni mentali non salutari (akusala saṅkhāra) che ostruiscono la consapevolezza.
Invito costantemente a considerarli anche come dei maestri, notando quando si presentano e utilizzandoli come oggetto di pratica. Questo permette di sviluppare le tre radici salutari: non-attaccamento (alobha), non-avversione (adosa) e non-confusione (amoha).