Come gestire (e disattivare) le persone aggressive

Libero è colui che non deve né subire né dominare per essere qualcuno

— Dostoevskij —

Tutti noi conosciamo qualcuno o incontriamo, nelle nostre giornate, alcune persone che hanno atteggiamenti aggressivi. Le riconosciamo subito dal modo in cui si pongono: usano toni di voce elevati, ci interrompono mentre parliamo o continuano a parlarci sopra, si impongono con il loro aspetto fisico a volte massiccio, ma anche se mingherlini, utilizzano il corpo per trasmettere un senso di imponenza e forza. Spesso sono persone disprezzanti, con la critica pronta, toni saccenti, che la sanno sempre più lunga e, soprattutto, che a parole possono anche presentarsi come brave ascoltatrici ma in realtà, nel loro intimo, sanno la verità: loro hanno ragione e voi, inevitabilmente, torto.

Altre volte, le persone aggressive si presentano sotto mentite spoglie: sembrano persone molto sapienti e aperte, ed elargiscono consigli su come le cose andrebbero fatte per il meglio, su come ci si dovrebbe comportare per fare una bella figura, piene di certezze e di procedure infallibili. L’innocente frase “Prova a fare come ho fatto io” può essere un sottile e addirittura gentile espedienteper trasmettere il messaggio che quello che stai facendo è sostanzialmente sbagliato, inaccurato o inefficace.

Quello che manca a queste persone sono alcune fondamentali abilità comunicative e relazionali: l’ascolto, l’empatia, l’auto-osservazione, l’apertura all’altro, la pazienza. Quello che vogliono è generalmente una cosa molto semplice: che gli altri diano loro ragione.

Identikit della persona aggressiva

Alcuni elementi fondamentali della personalità di tipo aggressivo possono essere raggruppati in questo modo:

  • elementi verbali: utilizza parole come “sempre” e “mai”, frasi come “ti ordino”, “te l’avevo detto”, “ci penso io”, locuzioni giudicanti come “sei sempre il solito”, “sei un inaffidabile”;
  • elementi paraverbali: parla con un tono di voce elevato, duro, aspro, secco; il suo eloquio è lento e sembra misurato ma in realtà è carico di rabbia e rancore;
  • elementi non verbali: posa sugli altri uno sguardo fisso, con un’espressione accigliata o minacciosa o di sufficienza, il mento proteso in avanti; utilizza il corpo in modo minaccioso, a volte arrivando anche alla violenza fisica, maltrattando e rompendo gli oggetti, talvolta le persone;
  • elementi cognitivi: crede, perlopiù inconsciamente, di essere superiore, che la sua opinione abbia più importanza o sia più giusta, che se gli altri agiscono diversamente da lui allora hanno torto, crede di essere autosufficiente;
  • comportamenti: invade lo spazio degli altri, si sovrappone nei discorsi o interrompe, agisce in modo ostile, imprevedibile, non rispetta i bisogni o le esigenze degli altri, mette sempre davanti le sue necessità, fa la paternale, detta legge o vuole a tutti i costi “salvare” gli altri;
  • effetti sugli altri: tendono nel tempo ad allontanarsi da lui, si sentono in colpa o lo idealizzano sentendosi dipendenti da lui, altre volte si ribellano violentemente ai suoi soprusi, provando rabbia, difesa, vendetta o inibizione

Il primo passo di fronte a una persona aggressiva

La persona aggressiva, anche se non lo sa e probabilmente non lo fa apposta, crea intorno a sé situazioni di tensione e attacco. Spesso non è neanche sua vera intenzione perché, dal suo punto di vista, lui sta solo cercando di spiegare agli altri come stanno le cose.

La prima e più importante cosa da fare di fronte a una persona aggressiva, è accorgersi di essere sotto attacco. Portare l’attenzione a noi stessi mentre stiamo ricevendo l’attacco è fondamentale perché in questo modo disinneschiamo l’automatismo che potrebbe portarci a rispondere all’attacco con un altro attacco, in un’escalation di aggressività che conosciamo fin troppo bene. Una parola tira l’altra e spesso ci si ritrova alla fine, esausti, e con discorsi che a mente fredda avremmo preferito non fare.

Per accorgerci di essere sotto attacco, dobbiamo riuscire a notare i cambiamenti che avvengono in noi: notare il corpo (che di solito accusa una sensazione improvvisa di maggiore calore), il respiro (che accelera o diventa superficiale e frammentato), i pensieri (che acquistano contenuti rabbiosi, che ricercano una via di fuga, che si bloccano in un paralizzante vuoto mentale o si confondono nell’incertezza di cosa rispondergli o ancora innescano una sensazione di pericolo) e le emozioni (dalla rabbia all’ansia, alla tristezza, alla delusione, alla rassegnazione, ecc).

Capire le motivazioni

Il secondo passo davanti alla persona aggressiva è cercare di capirne le motivazioni. Questa può essere un’azione molto difficile da compiere, specialmente se l’automatismo del contrattacco ha già attecchito in noi ed è difficile da fermare, se non siamo allenati a farlo.


Tutti riusciamo a vedere come dietro ad ogni comportamento si nasconde, in modo più o meno evidente, una motivazione: beviamo un bicchier d’acqua perché abbiamo sentito sete, andiamo a lavoro perché vogliamo lo stipendio, guardiamo una commedia in TV per svagarci e ridere un po’, diamo un abbraccio a qualcuno per mostrargli il nostro affetto o la nostra vicinanza.

Quindi, perché l’agito aggressivo non può avere esso stesso una motivazione importante? Ce l’ha. E’ importante, quando qualcuno ci sta attaccando, ricordarci che quella persona ha una precisa motivazione che sorregge il suo comportamento.

La motivazione che sottende l’aggressività non è mai univoca e il suo significato cambia da persona a persona, in base al contesto, in base al momento, in base alle convinzioni che quella persona nutre dentro di sé. Aprirci alle motivazioni dell’altro, anche se in questo caso ci sta facendo del male, è un atto per noi liberatorio.

Capire la motivazione non vuol dire che la approviamo; non vuol dire fare del buonismo e accettare qualunque angheria o maltrattamento. Vuol dire, essenzialmente, non permettere alla rabbia di qualcun’altro di definire noi stessi e di decidere, al posto nostro, come dobbiamo comportarci. Se qualcuno al lavoro ti critica e ti giudica un incompetente e tu, di rimando, lo insulti e finite a male parole rinfacciandovi mancanze vecchie di 10 anni, non hai deciso tu come agire. Lui ha schiacciato un piccolo pulsante nascosto dentro di te, ha attivato un tuo punto di sofferenza, e tu sei sbottato. E’ capitato tutto al di sotto del controllo cosciente.

La persona aggressiva ha un nucleo di sofferenza dentro di sé

La motivazione della persona aggressiva esiste per uno scopo ben preciso, risponde ad un’esigenza ben definita. Ha la funzione importantissima di difendere quella persona da un nucleo sofferente che vive dentro di lei, coperto da strati e strati di difese e di negazioni. La persona aggressiva attacca perché sta difendendo qualcosa a cui tiene.

A questo punto del nostro percorso possiamo così arrivare alla terza fase. La prima era: riconoscere di essere sotto attacco. La seconda: aprirsi e cercare di intravedere la motivazione della persona; la terza: scavare più in profondità e vedere cosa quella persona sta cercando di difendere.

Provate a fare un esperimento su di voi: la prossima volta che qualcuno vi tratta male, vi dice qualcosa in modo aspro e critico, giudica negativamente un vostro lavoro o un vostro lato del carattere e voi iniziate a sentire la rabbia crescere dentro di voi (ribaltando quindi la situazione: la rabbia che sentite è la vostra aggressività di reazione): in questo istante, se riuscite a fermarvi, provate a chiedervi :”Che cosa di me ha appena attaccato questa persona? Che cosa voglio difendere?”

La quarta fase: rispondere all’aggressivo

Naturalmente, nessuno di noi vuole essere quello che subisce i malumori e le aggressioni altrui senza dire niente, pertanto la fase della risposta è molto importante. Notiamo che la risposta è la QUARTA fase: prima, bisogna aver percorso le 3 fasi precedenti.

Una corretta risposta si caratterizza dal fatto che rende giustizia a noi stessi ma senza danneggiare l’altro, anche se è appena stato aggressivo con noi. Consiste nel tutelare il nostro benessere (quindi dicendo anche dei no o prendendo le distanze da situazioni tossiche) senza ricorrere, come fa l’aggressivo, al disprezzo, all’odio, al rancore. Non cedere all’aggressività dell’aggressivo è un atto di benevolenza verso noi stessi: ci permette di non intossicarci con le sostanze chimiche che il corpo produce quando è sotto stress, ci permette di restare lucidi e di trovare una risposta adeguata, gentile ma al tempo stesso determinata. In questo modo, saremo in grado di dire a quella persona aggressiva le parole giuste, che (forse) riusciranno a disattivare la sua paura di perdere quello che, con tanta rabbia, cerca di difendere.

Nessun uomo è libero se non è padrone di se stesso

— Epitteto —

CLICCA QUI SE VUOI SCRIVERMI