Come meditare quando non si ha tempo

Normalmente dovreste meditare per almeno 20 minuti,
ma se siete troppo occupati e non avete tempo,
meglio per un’ora”


I primi tempi che meditavo lessi questa frase,scritta a mo’ di battuta sul disegno di un anziano in posizione di pratica, il suo effetto sorpresa mi fece fermare a riflettere.

Quante volte diciamo di non aver tempo per la pratica? Oggi no, sono troppo di corsa, sono troppo stanca, ho già preso un impegno per la cena...Pratico domani. Ma poi domani, ci sarà qualcosa assolutamente da finire in giornata, riceveremo una telefonata, saremo troppo presi, troppo indaffarati, troppo tristi, troppo felici. Suona familiare? È normale che la nostra mente ci racconti queste "storie".

Sappiamo che dovremmo praticare tutti i giorni, la nostra mezz’oretta o meglio di più, e così la nostra pratica rischia di diventare un impegno in più da aggiungere alla nostra già lunga lista di impegni quotidiani. Penso che ogni meditante sia incappato in questa impasse, e mi spiace sempre quando alcuni non la superano.

Quindi quanto “devo” meditare?

NON C'E' UNA RISPOSTA UNANIME

Io sono dell’idea che dovremmo (e potremmo!) meditare 24 ore al giorno, senza fare distinzioni tra momenti di pratica e momenti di non-pratica perché, in fin dei conti, quello che la pratica ci chiede è di assumere l’atteggiamento che sta al suo cuore come modalità di essere, via via sempre più connaturata in noi, sempre più spontanea, per diventare aperti, gioiosi, compassionevoli, curiosi, creativi, rilassati, concentrati non soltanto durante i tre minuti rubati ai mille impegni del giorno, ma sempre.

Quindi, non darò consigli su quanto tempo al giorno meditare. Vorrei invece invitarci a riflettere su questi 5 punti.


L'INTENZIONE

E’ il caposaldo del nostro atteggiamento in seduta e fuori dalla seduta. L’intenzione è quello che ci motiva, che ci dà una ragione abbastanza valida per fare qualcosa. Altrimenti, perché dovremmo fare una cosa se per noi non è abbastanza importante?

Quindi, esploriamo qual è l’intenzione che ci sostiene nella pratica e valutiamo se questa intenzione è sufficientemente saggia e forte. Si tratta di un punto fondamentale, ed è anche uno dei 4 tipi di chiara comprensione: la comprensione dell’intenzione, insieme alla comprensione dell’ambito della nostra pratica, dell’adeguatezza e dello stato mentale. Comprensione che dev’essere, appunto, chiara, per poterci sostenere.

LA SEMPLICITA'

Nella pratica, stiamo seduti e respiriamo. Osserviamo le sensazioni del corpo. Accogliamo lo spazio mentale senza modificarlo. Pian piano si riduce il chiacchiericcio della mente, la sua incredibile capacità non-stop di commentare ogni cosa.

Parlare, confrontare, giudicare, sforzarsi di capire e farsi capire, pianificare, provare emozioni amplificate (negative ma anche positive), sono tutte attività molto complesse e che consumano grande energia psichica e ci attivano a livello fisiologico e comportamentale.

La pratica ci invita a ritrovare agio in una situazione di maggiore semplicità. Seduti con noi stessi e la nostra esperienza, nulla più. Sviluppare l’abilità di fermarci, anche se abbiamo mille impegni, anche se l’ansia del fare le cose ci spinge in avanti e non vuole che ci fermiamo, vuole tenerci in tensione per continuare a girare sulla ruota del fare.

Non credo sia un caso che Blaise Pascal (filosofo e matematico francese del Seicento) disse: “Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di stare seduto in una stanza da solo”.

L’ONESTA'

Non abbiamo tempo di praticare. Neanche 10 minuti? Neanche 5? Cosa pensiamo di chi, pur avendo un lavoro e mille impegni, pratica tutti i giorni per mezz’ora o anche più? La nostra mente inizierà a produrre un sacco di giustificazioni: quella persona non ha i problemi che ho io, non vive le mie cose, è più rilassata, è più portata per la meditazione di me, ha persone che la lasciano meditare, ecc ecc...Se chiediamo alla mente, sarà un’ottima alleata per trovarci motivazioni di ogni genere.

E’ molto interessante, perché se ci facciamo caso (e lo osservo in primo luogo su me stessa, come ogni altra cosa che scrivo), il più delle volte questo “non aver tempo” è in realtà un "non aver voglia". Ma voglia di cosa?

Richiamiamoci all’onestà. Quando mi becco a pensare di non aver tempo oggi per meditare, o quando a fine giornata non ho praticato perché "non ho avuto tempo" (può capitare!), mi viene sempre un po’ da sorridere e provo quel senso di disagio dato dal non aver avuto voglia di guardare più da vicino la realtà.

Inoltre, la pratica informale ci aiuta a “trovare” questo famigerato tempo. Per un approfondimento sulla pratica informale, vi rimando a questi due articoli:

  1. "Portare l'attitudine della Mindfulness nella vita quotidiana: pratica formale ed informale"
  2. "La meditazione informale"

LA PIGRIZIA

Altro richiamo alla sincerità: 40 minuti di pratica ci fanno quasi inorridire però 40 minuti a scorrere la bacheca di Facebook (o un’altra attività altrettanto inconsapevole) passano in un battito di ciglia? E’ un’ottima occasione per praticare sulla resistenza che ci viene dalla pigrizia e dalla scarsa disponibilità a muoverci al di fuori della nostra zona di comfort.

E’ più comodo leggere il nostro libro di narrativa sul divano, come facciamo spesso se ci dedichiamo alla lettura (ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa, come una serie TV, una bottiglia di birra, ecc) anziché esplorare, magari addirittura imparare, un nuovo modo di stare con l’esperienza e rivolgere la nostra attenzione più all’interno.

Non c’è nulla di cui incolparci, quante volte può succedere! Anche qui l’invito è lo stesso: 10 minuti. Poi si potrà, se lo vorremo, aumentare.

LA PAURA E IL DUBBIO

La pratica ci porta all’interno, ci rende più sensibili, svela le nostre vulnerabilità, ci mette di fronte alla scelta di prendere in mano la nostra vita oppure di lasciarci definire dalle circostanze, dagli automatismi, dalle reattività, dal senso d’impotenza, dalle emozioni… Come non avere un po’ di paura a mettersi lì a guardare in faccia tutto il movimento che c’è? E se la pratica non “funzionasse”? Perché dovrei perdere tutto questo tempo quando so che mi rilasso guardandomi un film come ho sempre fatto? E’ tutto concatenato: anche qua possiamo vedere la pigrizia, la mancanza di semplicità, l’incapacità a fermarci, la debolezza della nostra intenzione, il tutto su uno scomodo letto di paura.

Si dice che il Buddha storico, prima di arrivare alla sua famosa illuminazione, ha dovuto sconfiggere l’esercito dei demoni di Māra e le sue figlie (dove le figlie erano la brama, la noia e la passione, mentre i demoni erano la ricerca del piacere, la frustrazione, la fame, la sete, il torpore, la pigrizia, il dubbio, la presunzione, e altri).

E’ un viaggio di enorme portata, nella nostra vita di tutti i giorni, che si svolge passo dopo passo, minuto dopo minuto, e si offre di portarci lì dove possiamo essere veramente felici.

“Non aver tempo per meditare,
significa non aver tempo per guardare il proprio cammino,
troppo intenti alla marcia”
Antonin-Gilbert Sertillanges

FEDERICA GAETA

Terapista della Riabilitazione Psichiatrica

Istruttrice Qualificata Mindfulness e prot. MBSR

tel. 327 49 58 256

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