Come coltivare la pratica nei periodi di festa (o viverli in modo consapevole)

“L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni;
e così noi vediamo magia e bellezza in loro,
ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi.”
Khalil Gibran


Mancano 3 giorni a Natale. Periodi come questo (ma lo stesso si potrebbe dire per Pasqua, i compleanni, matrimoni, cerimoniali e feste di vario tipo) sono sempre abbastanza impegnativi: decisioni da prendere, cose da organizzare, conti da fare, regali da comprare, persone da invitare, persone da non invitare, locali da prenotare, treni e aerei su cui saltare, pasti da cucinare, sorrisi da sfoderare, storie di vita da raccontare...Insomma, non ci si ferma un attimo, e tutto questo, oltre alla gioia condivisa, può portare un po’ di stanchezza.

Potrebbe per questo motivo essere difficile per noi continuare con regolarità a coltivare una pratica formale di consapevolezza. E’ difficile, specie se siamo all’inizio del nostro cammino meditativo, tra i fittissimi e ferocissimi impegni travolgenti, dire “Nei prossimi 40 minuti mi siedo a meditare”. Questa difficoltà è comprensibile, ed è il motivo che mi spinge a scrivere questo articolo con il quale mi auguro possiate trovare alcuni (sicuramente non-esaustivi) consigli per rendere il vostro periodo di festa (qualunque esso sia) il più consapevole possibile.

Coltivare la pratica nei periodi di festa o perlomeno viverli in modo più consapevole è possibile. Ecco 5 modi.

1. MUOVERCI PIU’ LENTAMENTE

Può sembrare un controsenso: proprio quando abbiamo tante cose da fare, l’invito è quello di rallentare fisicamente la velocità dei nostri movimenti.
Iniziamo dal camminare più lentamente, portando piena presenza e consapevolezza all’antichissima maestria che il nostro corpo sa infondere in questa semplice azione. Sentiamo ognuno dei passi che facciamo. Tocchiamo gli oggetti (vestiti, mobili, ma anche mestoli, pentole, cibi, le bottiglie dell’olio, il volante della nostra auto, le chiavi di casa, il nostro gatto, ecc) con più lentezza. Tocchiamo anche le altre persone con più lentezza: quando salutiamo un parente, salutiamo veramente; quando raccontiamo qualcosa a qualcuno (quindi quando tocchiamo qualcuno con le nostre parole) facciamo con un briciolo, anche impercettibile, di lentezza.

Nel fare questo scopriremo una serie di cose: scopriremo che in realtà non abbiamo davvero tutta quella fretta automatica di muoverci, e che arrivare 2 secondi prima in un’altra stanza della casa non influisce in alcun modo sui tempi della nostra festa, ma influisce invece tantissimo sulla qualità che portiamo nel nostro “essere in festa”. Scopriremo che è possibile andare con calma anche in mezzo alla fretta, che possiamo “affrettarci piano” come dice il grande maestro di meditazione Corrado Pensa, e che davvero esiste quella che io chiamo “la calma nel caos”. Scopriremo che questa inusuale lentezza è accompagnata da una ritrovata libertà, da un modo di stare in quel preciso momento, portatore di un sapore diverso. Scopriremo inoltre la bellezza, nelle sue varie manifestazioni: le bellezza nel toccare il tessuto di quell’abito che con tanta fretta ci saremmo buttati addosso; la bellezza nel rimuovere un po’ di polvere da un mobile, notando il colore, forse un po’ stanco o ancora brillante, dello straccetto che stiamo usando e notando le delicate venature del legno di quel mobile che mai prima di adesso avevamo notato; la bellezza di questi cibi che, dopo un lungo viaggio, dopo essere stati lavorati, forse raccolti, forse ancora seminati ed esser cresciuti alla luce del sole o in una serra, sono arrivati nella nostra cucina; la bellezza del nostro nipotino che ci saluta frettolosamente e poi scappa a giocare…
Quante cose si perdono andando velocemente?

2. DEDICARCI A UNA PRATICA INFORMALE

Specie se facciamo fatica a sederci per la pratica formale, possiamo però trovare alcuni minuti in cui praticare la consapevolezza in una attività quotidiana, durante i preparativi per la nostra festa o in qualsiasi momento durante il pranzo o la cena di Natale (o Pasqua o compleanno, ecc).
Se siamo in casa e dobbiamo lavare i piatti o sciacquare dei bicchieri, ci toglie forse del tempo farlo in piena consapevolezza? Preferibilmente senza ingaggiarci contemporaneamente in una conversazione, sciacquiamo i nostri bicchieri sentendo il contatto con il vetro, con l’acqua, col sapone, sentendo il fruscio dell’acqua e la sua temperatura sulle mani, notando il momento in cui posiamo il bicchiere ad asciugare e i colori che si riflettono sulla sua superficie…
Se invece siamo a tavola, proprio nel mezzo del cenone di Natale, non possiamo forse bere un sorso di quel vino rosso in modo consapevole? Gustare veramente il suo sapore...sentirne il contatto con la lingua, le guance, e seguire il tragitto che compie lungo l’esofago e giù nello stomaco...fino a sentire il momento in cui, consapevolmente, sappiamo che abbiamo bevuto abbastanza. O fare la stessa esplorazione nel tempo di un boccone? Per farlo ci impieghiamo 5 secondi.

Gli esempi di pratica informale sono infiniti. Ogni attività, ogni più piccola azione è una pratica di meditazione. Ogni momento si può vivere con infinita e tranquilla consapevolezza.

3. SENTIRE LE EMOZIONI

I periodi di festa sono ricchi di emozioni, dalla gioia del reincontrare parenti e amici, alla tristezza per l’assenza di qualcuno, dalla fatica dell’organizzazione alla spensieratezza dei momenti di condivisione. Ma ci può essere anche il senso di solitudine di chi, da solo, vede gran parte delle altre persone prese dai festeggiamenti; ci possono essere il fastidio e la frustrazione del sentirsi quasi “obbligati” a un festeggiamento che non sentiamo appartenerci; ci può essere il desiderio di scomparire fino alla fine delle feste, per tornare alla tranquilla normalità di una vita che scorre placida e indisturbata; ci possono essere immensa gioia, sorpresa, serenità.

Nel periodo di festa (e in tutti i periodi della nostra vita) possiamo accogliere qualsiasi emozione con consapevolezza e saggia presenza. Sappiamo dalla nostra pratica (e dalla nostra razionalità) che le emozioni sono passeggere, arrivano e a un certo punto se ne vanno, riducendosi e aumentando d’intensità lungo la via. Sapremo metterci a una giusta distanza, di modo che non veniamo né travolti né intontiti da ciò che proviamo, e possiamo provarlo in modo pieno e vivo. Sappiamo anche che le nostre emozioni abitano nel nostro corpo, e possiamo così connetterci al “sentimento sentito” delle nostre emozioni nel corpo. Dove si trovano quella gioia, quella solitudine, quel fastidio, quella sorpresa, quella tristezza, quella condivisione? Come si presenta in questo momento questa emozione?

Possiamo sentire le emozioni nel corpo in qualsiasi momento, anche durante il conto alla rovescia di Capodanno semplicemente ricordandoci di metterci in ascolto e riversare gentilezza su ciò che emerge. In questo modo, riceveremo il regalo più grande che potremmo mai sognarci: la grande ricchezza di una vita emotiva realmente vissuta con saggezza.

4. PRENDERCI UN MOMENTO DI SILENZIO

Il silenzio nutre e cura. Il silenzio è quello spazio accogliente dove tutto può fluire, e se noi non interveniamo coi nostri giudizi, è quello spazio in cui veniamo guariti dalle nostre ferite. Durante le feste il silenzio viene spesso relegato in un angolo buio, come fosse il bambino birichino messo in punizione in cameretta. Dobbiamo cantare, dobbiamo ballare, dobbiamo condividere suoni e parole. Anche se non la sentiamo coscientemente, la fatica di tutto questo viene comunque percepita dalla nostra mente.

Ci regaliamo così, magari a fine o metà giornata, alcuni istanti in cui spegniamo il televisore, togliamo la connessione al cellulare, smettiamo di parlare, spegniamo la musica, spegniamo anche il nostro movimento (ci fermiamo) e lasciamo che sia il momento presente, nella sua semplicità, a diventare protagonista, e condurci in alcuni istanti di silenzio.

5. MANTENERE LA PRATICA FORMALE

Questo consiglio è rivolto a chi pratica, da poco tempo o molto tempo non fa differenza. So che è difficile ma è molto importante, anche nei periodi di festa, dedicarsi alcuni momenti di pratica formale: meditazione seduta e/o meditazione camminata, anche solo 5 o 10 minuti al giorno.
Pian piano, col rafforzarsi o l’approfondirsi della pratica, il tempo che vorrete dedicare sarà anche maggiore, ma avverrà spontaneamente, come il naturale rispondere della vostra mente al richiamo salutare della pratica. Forse il momento migliore è appena svegli, prima di iniziare la giornata, o prima ancora di metter piede fuori dal letto. Cinque minuti di pratica formale. Tutta la giornata ne gioverà.

Auguro a tutti noi di passare delle liete e serene feste

DOTT.SSA FEDERICA GAETA

Terapista della Riabilitazione Psichiatrica

Istruttrice SENIOR protocolli Mindfulness

tel. 327 49 58 256

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