Abitando la dimora dell'essere (i pilastri della Consapevolezza)

I. Pilastro della Mente del principiante
Che io possa guardare alle cose
come fosse la prima volta.
Che io possa riuscire a non incasellare le mie esperienze
in scatole preconfenzionate dalle etichette consunte.
Che io possa scoprire cose nuove provando stupore e meraviglia,
e la gioia di respirare dal momento stesso in cui riapro gli occhi al mattino.
Che la mia mente possa incontrare prima un oggetto poi un altro,
esplorando ogni cosa con curiosità e leggerezza.

II. Pilastro dell’Assenza di giudizio
Che io possa permettere a ogni cosa di essere com’è.
Ad ogni persona, ogni evento, ogni granello di sabbia,
corretti nella loro momentanea esistenza.
Che io possa spogliarmi della velleità di sapere in anticipo
tutto quello che non potrò mai svelare.
Che io possa incontrare ogni cosa
senza il velo opaco e polveroso della mia educazione.

III. Pilastro dell’Accettazione
Che io possa accogliere l’esperienza così come si sviluppa,
con le sue luci e le sue ombre, i suoi abissi e le sue vette.
Che io possa sorridere e pensar bene della vita
anche nei momenti in cui ricevo solo pietre.
Che io possa guardare in faccia la paura e non esserne spaventato;
toccare con mano i miei errori senza esserne paralizzato.
Che io possa accettare di stare male, di esser triste,
e che un giorno il sipario si chiuderà e il pubblico andrà a casa.
Che io possa camminare fino all’orlo di quel limite
e con dolcezza accarezzarlo e renderlo amico.

IV. Pilastro del “Lasciare che le cose facciano il proprio corso”
Che io possa riuscire a non imbracciare i fucili ogni volta
che la mia mente va in allarme, desiderando cambiare le cose.
Che io possa trovare quell’attimo di pausa
che mi permetta di vedere chiaramente la realtà del momento.
Che io possa vedere il quadro più ampio e scorgerne i dettagli
posando a terra i miei zaini inconsapevoli pieni di odio, brama e illusione.
Che io possa riconoscer con pazienza quando è il momento di star cheto,
e quando invece ho da parlare.

V. Pilastro del “Non cercare risultati”
Che io possa adagiare la mia mente inquieta
in un silenzio senza scopo e senza nome.
Che io possa semplicemente permettermi di essere
senza fare alcunché, smettendo di inseguire
fantasmi e fiori, demoni e canzoni.
Che io possa darmi il tempo e lo spazio,
lasciando che la saggezza sbocci da sé.

VI. Pilastro dell’Imparzialità
Che io possa essere in grado anche solo per un attimo
di mettermi di lato a guardar le cose da spettatore.
Che io possa riuscire a non sparar subito sentenze
ma ad ascoltare con gentilezza le parole del condannato.
Che io possa schierarmi né per il giusto né per lo sbagliato,
e gustare in questa scelta il sapore della stabilità.
Che io possa sentire i tiranti consolidati dell’abitudine
strattonarmi per le braccia e per le gambe,
e che possa scegliere la libertà.

VII. Pilastro della Fiducia e della Compassione
Che io possa andare avanti a coltivare la mia mente
seminando con cura, proteggendo con competenza.
Che io possa regalarmi la pazienza che mi è richiesta
per togliere lo sporco di generazioni di dolori.
Che io possa essere in grado di accogliermi con gentilezza,
di accogliere gli altri con gentilezza,
prendendo a cuore il filo degli eventi che ci ha portati fin qua.
Che io possa trattar me stesso con cura e delicatezza,
e rivolger la stessa attitudine al mondo.

VIII. Pilastro dell’Impegno e dell’Autodisciplina
Che io possa avere la costanza di camminare
lungo questa strada di cui non conosco lunghezza né composizione.
Che io possa assumermi quotidianamente le necessarie responsabilità
che mi permettano di tutelare il benessere mio e degli altri.
Che io possa seguire il sentiero, interpretarne le indicazioni
senza farmi scoraggiare dall’invisibilità dell’orizzonte
né dall’enormità dell’impresa.
Che io possa essere in grado di dare il giusto e ricevere il meritato,
orientandomi alla comprensione profonda
in ogni istante, ogni respiro ed ogni passo.


— Federica Gaeta —