5 segnali che sei pronto per andare in vacanza

Uno dei sintomi dell’arrivo di un esaurimento nervoso è la convinzione che il proprio lavoro sia estremamente importante

Bertrand Russell

Stanno per giungere per quasi tutti le tanto agognate vacanze estive. C’è chi se le godrà tra pochi giorni: ultimi preparativi, ultime scartoffie al lavoro, ultime cose da acquistare, la valigia, il biglietto in tasca e via…! verso la libertà!

Per molte persone, il periodo delle vacanze è davvero sinonimo di una riacquistata (e abbastanza sconosciuta) libertà: i vincoli d’orario si fanno meno stretti o spariscono del tutto, si può tirar tardi la sera o poltrire a oltranza la mattina, non ci sono sveglie che suonano, non ci sono scadenze da rispettare o squilli del telefono su cui fiondarsi a rispondere.


La vacanza è davvero un periodo prezioso per ricarire le pile, “staccare la spina” e svagarsi: anche chi svolge volentieri il proprio lavoro ha bisogno di questo periodo importante di “rigenerazione psico-fisica”. Una recente ricerca commissionata da Expedia sostiene infatti che l’80% dei lavoratori si sente stressato sul posto di lavoro e dimostra che sia la mente che il corpo hanno bisogno di staccare di tanto in tanto. Prendersi almeno un periodo di riposo all’anno riduce inoltre del 21% il rischio di sviluppare malattie.

Andare in vacanza…oppure fuggire?

Tutti noi conosciamo i segnali che ci spingono a dire “Ok, ho bisogno di una vacanza“: ci sentiamo svuotati, siamo più distratti, smemorati, stanchi in generale, diventiamo irritabili, non vediamo l’ora che arrivi il fine settimana, e molti altri segnali di disagio, che spaziano dal normale e fisiologico “stress” a condizioni di malessere emotivo, fisico e relazionale.

Quando la situazione è questa, è facile desiderare la vacanza, come per fuggire disperatamente da questo stato d’essere quasi insostenibile. Troppo spesso andare in vacanza viene considerato come una parentesi (breve ma intensa!) che ci siamo meritati dopo un anno di fatiche, e che per questo dobbiamo mettere a frutto il più possibile con tantissime attività e tanti buoni propositi: i viaggi, le visite ai musei, alle città d’arte, le serate di paese, le escursioni, le immersioni, i festival, le sagre, e chi più ne ha più ne metta. Il tutto, condensato nei 14/21 giorni di vacanza che ci sono concesse, aggiungendo paradossalmente stress ad altro stress.

O ancora, la parentesi vacanziera può invece essere considerata con una “pausa relax” in cui dare libero sfogo al più grande ozio immaginabile: giornate intere trascorse in spiaggia, cene in ristoranti dove veniamo serviti e riveriti, il più possibile lontani dal traffico che conosciamo fin troppo bene.

In questo caso, la vacanza diventa quasi un sogno, un momento di vita totalmente separato dalla “vita normale”, avvolto in una specie di nebbia estatica dove tutto è fantastico e riposante ma che…presto finirà.

5 aspettative da NON avere sulle vacanze

Per rendere la vacanza un reale periodo di riposo, rigenerazione e divertimento, è necessario che essa non sia vissuta come una fuga dalla realtà. Ecco i principali segnali che indicano che il nostro bisogno di vacanza ha toccato estremi stressanti e che potrebbero rendere più difficile il rientro nella “normalità”:

1. Non considerare la vacanza come un periodo separato dalla vita “normale”
E’ un pensiero che viene quasi spontaneo: il lasciare tutto e tutti (il lavoro, i colleghi, le scadenze, la casa, eccetera) per rifugiarsi in un luogo diverso da quello abituale e che abbiamo rivestito di svariate aspettative: doversi riposare, rilassare, divertire, scoprire cose nuove, fare amicizie in modo disinvolto, mangiare cibi particolari, guardare tramonti spettacolari, andare a feste, prender parte a crociere favolose, per poi tornare, una volta terminati i 15/20 giorni di ferie, alla solita grigia noiosa e monotona vita. Lecito volersi divertire…ma il “divertirsi ad ogni costo” sembra a volte diventare un secondo lavoro, e causare al rientro più conseguenze negative e deprimenti anziché di rigenero, nostro primario obiettivo della vacanza. Per alcune persone, il periodo di vacanza o ferie diventa una specie di tabella di marcia allo sfinimento: in modo simile al punto precedente, crearsi un elenco di impegni o attività da “dover” compiere proprio in vacanza, quando si ha più tempo libero, aumenta lo stress anziché diminuirlo. E’ come se volessimo recuperare la vita perduta, senza renderci conto che così facendo perdiamo il tempo di viverla serenamente.

2. Non riempirsi la vacanza di tutte le attività che non abbiamo tempo di svolgere nella vita “normale”
Per alcune persone, il periodo di vacanza o ferie diventa una specie di tabella di marcia allo sfinimento: in modo simile al punto precedente, crearsi un elenco di impegni o attività da “dover” compiere proprio in vacanza, quando si ha più tempo libero, aumenta lo stress anziché diminuirlo. E’ come se volessimo recuperare la vita perduta, senza renderci conto che così facendo perdiamo il tempo di viverla serenamente.

3. Non pretendere che la vacanza ci faccia tornare più carichi e riposati alla vita “normale”
Ecco il tranello delle aspettative: spesso inevitabile, talvolta fatale. E’ normale aspettarci, entro un certo limite, che la vacanza ci possa rigenerare, ma questo non deve diventare un obiettivo primario. Ricordandoci un po’ una delle sette attitudini della Mindfulness che puoi rileggere qui: il “non cercare risultati”, ci permette di vivere davvero il momento senza invece doverlo costantemente paragonare (consapevolmente o inconsapevolmente, più spesso quest’ultimo) con l’ideale che abbiamo in mente. La realtà sarà sempre diversa dalle fantastiche (o spaventose) storie che ci raccontiamo nella mente (i cosiddetti “film mentali”) e caricarla di aspettative è la strada giusta per prepararci alla delusione.

4. Non aspettare il periodo di vacanza per tutto l’anno
Simile al discorso delle aspettative: se da Settembre ad Agosto viviamo (o sopravviviamo) nell’attesa di andare in vacanza, è naturale che quasi esigiamo che le nostre vacanze siano perfette sono ogni possibile angolazione. In questa maniera, per forza di cose caricheremo quei pochi giorni di così tante speranze, desideri e preoccupazioni nascoste che non potremo goderceli con serenità. Per evitare questo, anche durante il consueto periodo di lavoro annuale dovremmo sempre riuscire a ritagliarci del tempo per noi, per le cose che ci piace davvero fare o anche solo per del semplice riposo. Attenzione però: queste “cose che ci piace davvero fare” devono essere cose nutrienti per noi. Passare il tempo su Facebook, guardare la tv o dormire per noia non valgono.

5. Non sentirti in obbligo di fare le vacanze
Ultimo ma non meno importante: andare in vacanza non è un obbligo. Evitiamo di rimanere incastrati nei cliché e nel “così fan tutti”. Manteniamo integra la nostra capacità di scelta indipendente e di senso critico: non siamo obbligati ad andare al mare, né in montagna, né in discoteca, né dobbiamo a tutti i costi divertirci solo per avere qualcosa da raccontare ai colleghi o agli amici a Settembre.

Il bisogno di approvazione e la competizione, accettati nella nostra società come elementi normali, a volte potrebbero farci agire in modi che non ci fanno bene, e senza che neanche lo sappiamo.


LE VACANZE FINIRANNO…

Nessuno gradirebbe sentirselo dire poco prima di andare in vacanza, ma è giusto saperlo: prima o poi dovremo tornare alla “solita vita”. Che siano 7 giorni di ferie, o 14, o 28 poco importa: quando torneremo, dovremo fare di nuovo i conti con noi stessi e col nostro modo di vedere le vacanze e la routine.

Come consideriamo noi stessi durante tutto l’anno? Cosa pensiamo che dovremmo raggiungere? Perché pensiamo di dover andare in vacanza? Cosa significa per noi la vacanza?

Tutte queste considerazioni sono nascoste al di sotto del nostro (spesso) superficiale spendere soldi durante l’estate per andare in bei posti o vivere esperienze entusiasmanti.

Ma soprattutto….siamo davvero capaci di vivere la vacanza? Sappiamo concederci una pausa? Riusciamo a capire quando abbiamo bisogno di fermarci o continuiamo a tirare avanti come dei buoi per arrivare a fine mese, all’estate, alla pensione?

Sappiamo ascoltarci?

> Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro >
> Bertrand Russel


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